Cominciamo… dimenticando Meredith

Il primo post di un blog dovrebbe essere, generalmente, un manifesto. Scrivere il perché dell’aprire un blog, la sua esegesi, il suo obiettivo ed orientamento politico. E’ anche, in un certo qual modo, “giusto” che sia così. Però ho deciso di rinviare queste considerazioni in una sezione dedicata del sito, chiamata con non tanta originalità “Perché un blog”. In modo tale che, anche in futuro, qualcuno che non ha niente di meglio da fare le possa sempre ritrovare lì, scolpite nella pietra telematica.

Una cosa però qui la posso dire: questo blog vuole essere una finestra sull’Italia e, limitatamente, sul mondo. Una finestra sopratutto sulla politica italiana, con incursioni anche nel vasto campo etichettabile come “società”, che possa spaziare dalla musica, al teatro, passando per il costume, il cinema, e così via. L’obiettivo sarà non tanto fornire risposte (che sono difficilmente formulabili a 24 anni), ma sollevare delle domande, quelle che sempre più spesso non si sentono più fare.

Il primo post è, a mio modesto avviso, classificabile come riguardante la “società”. Ed è un fatto di cronaca. Anzi, IL fatto di cronaca che ha monopolizzato i media in questi ultimi giorni: il processo di appello per l’omicidio di Meredith Kercher.

Tutti conosciamo la dinamica dei fatti, su cui non mi dilungherò. Ed ovviamente io non sono nella posizione di giudicare l’operato di giudici, investigatori, magistrati, poliziotti, ecc. Però ho dei dubbi, che nessun articolo letto per ora è riuscito a chiarire…

Com’è possibile che si sia passati da una sentenza così pesante, da un quadro accusatorio incontrastabile, ad una sentenza completamente rovesciata, senza l’aggiunta di nuove prove, ma solo di nuove perizie? Direte voi: delle nuove perizie sono un elemento importante. Va bene, ma non stiamo parlando di un delitto, come quello di via Poma in Roma, consumatosi vent’anni fa e riesaminato alla luce dell’evoluzione tecnologica degli strumenti d’indagine. Si dirà: il quadro accusatorio era debole, ed è crollato grazie alle nuove perizie. Benissimo, ma se si passa da una condanna ad una assoluzione piena, neanche ad uno sconto, allora il quadro accusatorio non era debole, era inesistente, che è tutta un’altra cosa.

Delle due l’una, ed in entrambi i casi la giustizia italiana non ci fa una bella figura: o hanno sbagliato clamorosamente i giudici di primo grado, prendendo un abbaglio e condannando ad un inferno in terra per 4 anni due innocenti, o i giudici d’appello stanno liberando due assassini, di cui almeno uno non rivedremo mai più.

Difatti, stamane 4 ottobre 2011 Amanda Knox si è imbarcata su un volo per Seattle. Ora, se domani mattina uscisse un video in cui la si vede accoltellare la povera Meredith, gli Stati Uniti non concederebbero mai l’estradizione. Agli USA piace giudicare ma non essere giudicati. Piace mettere alla berlina gente come Strauss-Kahn, ma fanno i pazzi per liberare una ventenne qualunque.

Ed arriviamo al punto. “A pensar male della gente si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”: così diceva Giulio Andreotti. Il mio cattivo pensiero è che tutto questo clamore dei media americani, quest’isteria collettiva, questo senso d’accerchiamento, di complotto attorno ad una cittadina americana innocente, abbia in qualche modo influenzato il verdetto. Del resto, per chi è avvezzo alla politica internazionale in ambito diplomatico, vi sono anche tracce (e nemmeno troppo nascoste) di “interessamento al caso Knox” (leggasi: pressioni) da parte del Dipartimento di Stato americano nella persona di Hillary Clinton.

Si pressava per un’assoluzione, che, guarda caso, è arrivata, fra le urla di gioia dei facenti parte dell’associazione pro-Amanda, arrivati in forze a Perugia, e fra i fischi della gente comune, stipata fuori il tribunale.

Di converso, da anni un paese emergente come il Brasile, forte e credibile sulla scena internazionale, ci ride in faccia di fronte alla richiesta di estradare un terrorista riconosciuto e condannato, Cesare Battisti.

Al di là di tutto, la crisi di un Paese e della sua credibilità si misura anche da questo.

In tutto questo clamore, la grande assente è proprio lei: la vittima, Meredith. Di cui nessuno, americani in primis, sembrano preoccuparsi. L’ha uccisa un nero, ed amen. Come la trama dei peggiori film d’azione anni ’70. Un’assenza che pesa, una storia torbida, che ha gettato per anni una pesantissima ombra su una realtà studentesca dinamica come quella di Perugia, e sull’Italia intera.

Morire andando in Erasmus, che follia.

Morire in Erasmus ed essere dimenticati, però, è anche peggio.

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2 risposte a Cominciamo… dimenticando Meredith

  1. maria ha detto:

    molto bello ma cambierei il “LA uccisa un nero” in “l’HA uccisa un nero”, a meno che non intendessi dire Los Angeles ucciso un nero…

  2. Enrico M ha detto:

    La prova scientifica è argomento molto complicato. L’esigenza della perizia nasce dall’impossibilità, per il giudice, di valutare la prova a causa della sua natura tecnica.
    Le parti, nel nostro processo, dispongono della prova. Il nostro giudice non procaccia inidizi, ma li valuta. Ora, data la natura tecnica della prova, come fanno le parti a poterne disporre?Mi spiego meglio, se dei comuni mortali non posso apprezzarla, come possono difendersi o accusare?
    La prova, macchia di sangue, impronta o altro, è sempre la stessa. Non c’è la fantomatica “prova decisiva”, c’è solo una differente visione del tutto. E’ data possibilità alle parti di “concorrere” indirettamente alla valutazione del giudice presentando ricostruzioni dei propri consulenti tecnici.
    Riassumendo: proiettile. L’esimio dott X, consulente tecnico della difesa, asserisce che, dati i suoi studi balistici, sia partito da sinx verso dex. Contrariamente l’illustrissimo dott Y afferma che, lo stesso proiettile, dati vento, angolatura etc etc, sia partito dal centro sinx verso dex. Il proiettile, la prova, è lo stesso. La sua valutazione no.

    Ad ogni modo, l’unica cosa davvero di cui si dovrebbe discutere è la totale inutilità di parlare di cronaca giudiziaria. Si mette in crisi l’imparzialità del giudice, si distolgono le persone dai problemi reali del paese, si crea un 4 grado di giudizio. Sapete che vuol dire andare in carcere o agli arresti domiciliari in via cautelare?!Immaginate che ripercussioni disocializzanti questo possa avere? Per me Solletico e Cosa, non ricordo neanche il suo nome e nè mi interessa, sono stati assolti. stop.
    Non deve interessarci che Cosa in galera continuasse a studiare, fosse un brava detenuta o che Solletico volesse vederla prima di partire. Una volta consumato l’omicidio, una volta compresa l’assurdità di una morte in Erasmus, una volta che la macchina della giustizia prende piede, a noi cosa importa più?!

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