La serie B

Alzi la mano chi sapeva cosa fosse il rendiconto dello Stato prima di stasera. Se le mani alzate sono poche, è comprensibile. Perché quanto andava approvato oggi alla Camera non era un atto politico, bensì un atto di natura quasi del tutto amministrativa. L’articolo 81 della nostra Costituzione prevede infatti che le camere approvino ogni anno i bilanci ed il rendiconto consuntivo presentati dal governo. Dunque, niente più di un passaggio di routine. Peccato che si tratti di un passaggio di routine di un certo peso, di peso addirittura costituzionale. C’è da precisare subito una cosa: non approvare il rendiconto non siginifica paralizzare lo stato. E’ infatti un controllo ex-post: non traccia linee programmatiche, non segnala punti di spesa per raggiungere obiettivi. E’ la fotografia di quanto successo l’anno contabile precedente.

Nonostante ciò, l’espressione del Premier, che domani troveremo su tutti i giornali, è ben esplicativa del pasticcio che si è oggi consumato a Montecitorio. La bocciatura, seppur su qualcosa di tecnico, è stata una botta puramente politica. E’ presto per dire se si sia trattato di un incidente di percorso, o di un chiaro segnale da parte di qualche esponente della maggioranza. Fa però impressione leggere fra gli assenti nomi del calibro di Tremonti, Martino, Pionati, Bossi. Fa ancora più impressione leggere di queste assenze “pesanti” se consideriamo che perfino Berlusconi era al suo posto a votare. Partirà subito la caccia ai traditori, partiranno subito le varie manovre per “correggere il tiro” e mettere pezze a colori. Cominceranno i distinguo. Gli smarcamenti. Continueranno incessanti le cene ed i pranzi fra “cani sciolti” come Pisanu e Scajola. E nel mentre si perderà altro tempo. Che noi non abbiamo.

Oggi il Governatore della Banca Centrale Europea, Trichet, in una delle sue ultime uscite pubbliche, ha detto una cosa con estrema chiarezza: la crisi sta peggiorando. Attenzione: non capita spesso di sentire un uomo politico così navigato, essere al tempo stesso così sincero. E’ una perla, una dichiarazione possibile solo dall’eccezionalità dell’evento, e dal fatto che Trichet sia ormai in scadenza di mandato. Verrà sostituito dall’italiano Mario Draghi, attuale presidente di Bankitalia. Istituzione che, per la cronaca, è ancora acefala, in attesa che il suo nuovo governatore venga scelto dalla maggioranza, che è ovviamente spaccata. Altro tempo che se ne va: sterili discussioni su ripartizioni di potere bloccano questa importante nomina. Proprio quando servirebbe uno scatto in avanti, il governo si arena. Serve rapidità e decisionismo, a quanto ci dice colui che amministra nei fatti l’Euro. E in Italia non viene approvato non dico il bilancio futuro, ma neanche quello passato.

La settimana scorsa l’agenzia di rating Moody’s ha declassato l’Italia. Il rating del nostro debito è passato da Aa2 a A2. Nel mezzo ci sono altre due posizioni: Aa3 e A1. Quindi, abbiamo perso tre posizioni, raggiungendo a pari merito Polonia, Malta e Botswana. La Spagna, pur con il suo 20% di disoccupazione, ci guarda dall’alto, come ormai fa sempre. Si potrà pensare che questa decisione di Moody’s sia arrivata come un fulmine a ciel sereno. Errato. L’Italia era sotto osservazione da giugno. Gli analisti si sono presi tutto il tempo di capire in maniera autoptica se le misure proposte dal governo per arginare la crisi potessero sortire qualche effetto. La risposta la conoscete già. Non solo: l’outlook (ossia le previsioni su come evolverà la situazione del debito) è negativo. Leggasi: non solo quanto è stato fatto non è sufficiente, ma non siete nelle condizioni di fare meglio. Sono dei pazzi quelli di Moody’s? Dei pericolosi comunisti? Forse. Peccato però che a settembre Standard&Poor’s aveva già, a sua volta, declassato l’Italia. Che le maggiori agenzie di rating del mondo siano un baluardo leninista appare un’ipotesi vieppiù remota.

Qualche giorno fa, Merkel e Sarkozy si sono fatti una chiacchiera a quattr’occhi. Hanno tracciato, probabilmente, le linee guida per il rilancio dell’economia europea. E’ vero: poco si sa sul contenuto della chiacchierata. Ma in un mondo in cui l’economia è in preda ad isterismi uterini, paradossalmente può anche non importare il contenuto di una riunione fra due capi di due stati fra i più importanti del mondo, e sicuramente i più importanti d’Europa. Sembra paradossale, ma è così. Fattostà che i mercati hanno reagito entusiasti a questa conversazione privata, e perfino Obama ha espresso il suo apprezzamento per quest’iniziativa. Solo noi italiani potevamo perdere un’occasione d’oro come questa per stare zitti, e tramite il nostro eminente ministro degli Esteri Frattini (definito nelle cancellerie europee “Fattorini”, il che ce ne fa capire il peso politico) ci siamo lamentati della poca collegialità delle scelte in campo europeo. Il che, a rigor di logica, è anche giusto. Peccato però che, se non sei parte della soluzione, sei parte del problema. Sembra paradossale andare a rimproverare la Germania e la Francia, che si stanno sobbarcando gran parte della “operazione salvezza” della Grecia (e con essa dell’Europa), di non essere stati invitati al tavolo con loro. E’ il chiaro segno che non godiamo di alcuna credibilità politica, nonostante siamo la III economia della moneta unica, ed una delle prime dieci del mondo.

In questo marasma generale, un po’ di pillole politiche: (1) la Lega impone alla soviet maniera il segretario provinciale di Varese, vietando l’elezione tramite una regolare votazione. (2) Una delegazione di parlamentari guidata dall’ex FLI Moffa è andata a trovare in carcere Alfonso Papa, trovandolo in condizioni disumane: dimagrito, con la barba lunga, provato emozionalmente e fisicamente. Un prigioniero politico, è stato dichiarato. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i probabilmente 6-7 compagni di cella di Papa, stipati come manco fossero pacchi di un magazzino, nelle patrie galere che ormai scoppiano. (3) Il ministro della Giustizia Palma, invece di preoccuparsi del sistema carcerario, manda gli ispettori nelle procure di Napoli e Bari, per evitare che in carcere finiscano altri pezzi della sua maggioranza. Ispettori comandati da Arcibaldo Miller, magistrato a Napoli per più di vent’anni, e finito sotto inchiesta per lo scandalo P3. Ma come, i magistrati non erano tutti di sinistra? (4) Nel mentre, si trova un modo per approvare la legge bavaglio per evitare che le intercettazioni finiscano sui giornali, per evitare che escano fuori altre conversazioni fra Berlusconi e giornalisti latitanti all’estero. (5) Nel giorno dei funerali di quattro donne morte di lavoro nero a Barletta, in Puglia, il premier dichiara che chiamerà il suo nuovo partito “Forza Gnocca”. Incredibile tempismo di un fine umorista. (6) L’opposizione, intanto, si divide, si interroga, flirta con l’area centrista che alla prossime elezioni regionali molisane è schierata col PDL, così come avviene nella maggior parte dei consigli regionali. In un mese, si terranno ben 3 convention dei “giovani” d’area PD. Segno che l’unità, all’interno del partito che ormai rappresenta, stando agli ultimi sondaggi, la maggioranza relativa, è solo una lontana e pallida idea.

Tutti questi eventi hanno un solo filo conduttore: la perdita di tempo. Il mondo va avanti, e noi tracciamo arabeschi nell’aria. Il governo è assolutamente privo di ogni credibilità: lo dimostrano i leader europei e mondiali nel loro snobbarci, lo dimostrano le agenzie di rating, lo dimostra la borsa, e lo dimostra il governo stesso, incapace di approvare in aula quanto, paradossalmente, ha già fatto l’anno precedente. Dall’altro lato, si parla, si parla, si parla, perdendo tempo prezioso, quando si dovrebbe essere lì, fermi, con un’idea, un progetto ben definito e scritto, pronto per essere speso in elezioni che, allo stato attuale, potrebbero arrivare in qualunque momento.

Berlusconi, è notizia di poco fa, riandrà alle Camere a chiedere nuovamente la fiducia. Un voto inutile, dimostrativo di una forza che non c’è più nel Paese e che, appena il capo gira la faccia, non c’è neanche più in Parlamento. E altro tempo se ne andrà, altre preziose giornate di lavoro scompariranno in sedute fiume, completamente inutili. Nel mentre, la serie B delle nazioni ci spalanca le sue porte: almeno in questo, siamo già pronti, già preparati ad attraversale con passo svelto, e deciso, verso il nulla.

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3 risposte a La serie B

  1. Jonathan P. C. ha detto:

    Per fortuna (o purtroppo) per quanto riguarda la questione del rendiconto mi tocca alzare la mano, avendo studiato contabilità di Stato. Si tratta di un documento tutt’altro che politico perché da un lato attraverso questo strumento il Governo deve effettivamente rendere conto al Parlamento dell’uso fatto dell’autorizzazione a suo tempo ricevuta per la gestione di un certo esercizio finanziario, da qui la caratterizzazione del disegno di legge di approvazione del rendiconto come atto doveroso (la cui non approvazione avrebbe conseguenze sia sul piano politico che tecnico, perché, in altre parole, vorrebbe dire che il Parlamento non é d’accordo sulla passata gestione finanziaria del Governo, e quindi lo boccia). Dall’altro, è sul rendiconto generale dello Stato che si esercita la più significativa forma di controllo successivo della Corte dei Conti sulla gestione del bilancio dello Stato, previsto dall’art. 100 Cost., noto come giudizio di parificazione. Anche in questo caso, l’intervento di un organo terzo, come la Corte dei Conti, ci fa capire meglio l’importanza di tale documento finanziario, che non va sottovalutata.
    Alla luce di questa breve “digressione finanziaria” mi sento di poter asserire che un atteggiamento prudente e maturo da parte del Governo sarebbe stato recarsi al Colle per dare le dimissioni, come fece nel 1988 l’allora Presidente del Consiglio Goria. Ancor più in una situazione economica delicata e precaria, come quella che sta vivendo l’Italia in questo momento.
    Invece, l’ennesimo tentativo di adunare l’intero plotone in vista di una battaglia dei numeri, già persa in partenza, mi pare piuttosto una manifesta presa per i fondelli, a cui sembriamo averci fatto l’abitudine da qualche anno a questa parte. E’ chiaro ormai che la maggioranza è appesa a un filo, troppo “sfilacciato” per resistere tanto agli urti e agli attacchi delle agenzie di rating internazionali quanto ai moniti di capi di Stato. E’ tempo di voltare pagina, e di voltarla ADESSO.
    Caro Roberto, pur condividendo appieno il tuo articolo/sfogo vorrei farti notare che l’Italia è una vita che PERDE TEMPO, che non riesce a guardare aldilà del proprio recinto, che si preoccupa di “risolvere” i problemi interni (…si fa per dire…) invece di farsi carico di quelli internazionali, che non dà ascolto alle esigenze REALI dei cittadini, etc. Insomma, credo tu sia stato magnanimo nel relegare l’Italia alla serie B delle nazioni, perché per quanto mi riguarda, se continuiamo così, la prossima serie a spalancarci le porte sarà la C2.
    A mio avviso, l’unico modo per uscire dall’attuale pantano politico in cui ci troviamo, è mandare a casa gran parte della classe politica della vecchia guardia, ormai senza più idee innovative per il paese, e auspicare per lo stesso, l’ingresso di giovani e fresche menti, stimolate nel dare una nuova sterzata al corso della politica italiana. Forse vi parrà una ovvietà, ma spesso credo che le soluzioni più ovvie siano anche le più efficaci.

  2. StefanoT ha detto:

    Oggi mi sono fermato a pensare e mi sono chiesto: ma cosa cavolo ha fatto questo governo in questi anni…bho!

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