Del governo Monti e d’altre sciocchezze

Prima di cominciare, perdonate la lunga assenza. Tenere aggiornato un blog, per chi nella vita non fa il giornalista, non è facile… Inoltre, sono stati mesi confusi. Difficile azzardare previsioni, elaborare analisi, intravedere percorsi e strategie.

Cominciamo: per chi abbia pensato, leggendo le prime righe, che sono stati mesi importanti per l’Italia, fondamentali per salvare la sua malconcia economia, per restituire al Paese una dignità persa da tempo immemore, è bene levare subito ogni dubbio: non è così.

Attenzione, nessuno nega l’importanza e la tempestività d’intervento di un governo tecnico decisamente d’alto profilo. Ma la nostra analisi dev’essere proiettata sul futuro. Questi quasi tre mesi di “normalità”, di autorevolezza istituzionale, di basso profilo, possono essere polverizzati da un mal di pancia intestino alla (purtroppo) pur sempre presente maggioranza politica in parlamento. Venti di tempesta soffiano da Nord, e simili, seppur meno definiti, soffiano anche da Sud. I notabili meridionali, ed i pagliacci verdi nordisti si stanno risvegliando dal torpore delle ormai archiviate feste natalizie. E sanno che, se il governo continua così, il rischio di passare a (mediocri) libri di storia è più che una remota possibilità. Il Paese non è quello rappresentato dalle facce pulite, competenti, compassate di chi ora ci governa. Il Paese, quello che muove voti, è pancia, non testa. E la pancia, brontola. Come potrebbe fare altrimenti? Le misure economiche portate avanti dall’esecutivo sono certamente pesanti per certe categorie, e pesanti anche per il Paese nel suo complesso. Ma se si è arrivati a questo, è proprio perché troppe volte si è ascoltata la pancia più che la testa.

Resta un grande interrogativo, ossia se una crisi nata da politiche selvagge neoliberiste, promosse a livello internazionale, possa essere risolta con misure… neoliberiste. Purtroppo, è un interrogativo che l’Italia, anche volendo, da sola non può risolvere.

Nel mentre, tocca adeguarci. E, come ogni compito ingrato, per l’Italia è doppiamente pesante. Tocca adeguarci e ripulirci. Tocca restituire credibilità. Tocca combattere le ineguaglianze. Tocca andare a disturbare quelli che riempiono i ristoranti di berlusconiana memoria. Tocca dire che se liberalizzare le licenze dei taxi non serve come misura singola, serve se a questa si somma la liberalizzazione delle farmacie, delle professioni, ecc. Tocca dire ad un Paese appiattito su un vecchio concetto borghese di cultura, confusa con istruzione, che il figlio dell’operaio non è necessario che diventi dottore, se di dottori ce ne sono troppi e rimangono in mezzo ad una via, nelle loro frustrazioni. In pratica, ci tocca una rivoluzione culturale, più che meramente economica.

Il tempo, come sempre, gioca a nostro sfavore. Un’operazione del genere è un lavoro di per se immenso, che le nostre mediocre forze politiche più progressiste sono ben liete di lasciare ad altri. Ma le altre, ossia l’ex maggioranza, sono tutt’altro che persuase ad accettare un percorso di normalizzazione che avrebbe come unica logica conseguenza la riduzione dell’anomalia italiana, quindi il loro forte indebolimento.

Le prossime due settimane saranno fondamentali. Formigoni può anche essere sacrificato (e sarebbe forse un bene, visto che può insidiare Alfano nella sua leadership), se nella sua Milano i giudici di un sempre più ridicolo processo Mills assolveranno Berlusconi. Forse, solo allora il PDL andrà avanti nel suo sostegno a Monti, perdendo pezzi e “purificandosi” da elementi… pittoreschi, chiamiamoli così. Altrimenti, il teatrino italiano riprenderà in tutto il suo splendore. Con conseguenze, però, da tragedia, più che da farsa.

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2 risposte a Del governo Monti e d’altre sciocchezze

  1. Vincenzo ha detto:

    sposo tutto in pieno… ma vogliamo più posts!!!

    Angolo

  2. Matteo A. ha detto:

    Lo dico con estremo rammarico, ma devo riconoscere che hai ragione

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