La traversata nel deserto

La traversata nel deserto della destra italiana è cominciata vent’anni fa.

Sbaglia chi pensa che il centrodestra solo ora debba reinventarsi, ammodernarsi, rinfrescarsi. Sbaglia perché il berlusconismo ha fatto più male al centrodestra che (forse) al centrosinistra. Di sicuro ha fatto malissimo al Paese, ma questa è, in parte, un’altra storia.

Certo è che anche il Paese avrebbe goduto di una destra realmente conservatrice, latrice di valori quali ordine e sicurezza, giustizia inflessibile, statura morale – perché no, anche di stampo fortemente cattolico.

Tutto questo non c’è stato, in quanto tutti –e sottolineo, tutti- si sono piegati ai voleri del padrone, assecondandone desideri di ogni tipo, dai desideri di scudi e protezioni giudiziarie, a desideri molto più inconfessabili, ma comunque venuti tristemente a galla.

Per tale motivazione, fa ancora più tristezza sentire uno dei colonnelli del PDL, la Santanché, rilasciare interviste come quella di ieri. Mi si dirà: lei non conta nulla. Basta leggere il fuoco di fila di dichiarazioni di altri importantissimi esponenti del partito – fra cui il suo segretario, Alfano – per capire che non è così.

La Santanché, è bene ricordarlo, nel 2008 era candidata premier per conto de La Destra di Storace. Infuocati erano i suoi comizi. Frasi molto dure erano rivolte proprio al suo attuale datore di lavoro, Berlusconi. Post elezioni, la conversione sulla via di Damasco.

L’onorevole quindi ben conosce il significato della parola “coerenza”. Nonostante ciò, l’idea di un partito “scaduto”, che non è più nel cuore degli italiani, e che quindi necessita di essere sostituito, è la quintessenza della destra di questi anni, e della sua dipendenza dagli umori del suo demiurgo.

Molti partiti europei hanno conosciuto lunghe traversate nel deserto, lunghi periodi di sconfitte elettorali, lunghi periodi di dissidi e lotte interne. Non mi risulta, però, che i socialisti francesi o la CDU tedesca, nei (anche numerosi) anni durante i quali non erano al governo del paese abbiano cambiato nome, facendo vistosi maquillage di facciata, ma senza sostanza alcuna.

La destra italiana, ora come non mai, ha bisogno di silenzio, e di lavoro. Ha bisogno di ricostruirsi dall’interno. Cambiare un nome di un partito senza cambiarne i volti, il segretario (eleggendone uno vero, non una marionetta…), le strutture di governance, non ha senso. E’ un processo lungo, che può prendere anni. Il PD ne sa qualcosa. Ed è un processo certamente molto meno appariscente, lontano anni luce dalle canzoncine e dalle bandiere colorate che hanno rappresentato la cifra stilistica della destra nostrana degli ultimi vent’anni. Questo è quindi un processo lontano anni luce dal “sentire” del suo deus ex machina.

La destra italiana ha un bisogno disperato di liberarsi di Berlusconi, e della sua visione della politica. Solo quando lo capirà, e si rifarà ai veri “padri nobili” del suo pantheon, che sono ben altri, allora potrà dire che la traversata nel deserto è, finalmente, giunta a termine.

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