La linea di successione

La politica può essere sentimento, e non solo risentimento.

In queste poche parole di Nichi Vendola, forse, si condensa al meglio l’esperienza di queste primarie 2012 del centrosinistra.

Al di là dei risultati (è ancora presto, c’è un secondo turno abbastanza aperto da disputare), l’enorme partecipazione di popolo sottoscrive la frase iniziale.

Nel vedere “il sentimento” nelle code ai seggi, dove perfino Renzi ha dovuto fare più di due ore di fila, appare chiaro come siamo lontani anni luce dalla rabbia schiumata berlusconiana, delle sue squallide figure (amazzoni, fedelissimi, portavoce robotizzati) che lo circondando, o dal suo elettorato, spesso tronfio nella sua ignoranza, ignoranza anche delle più basilari regole democratiche.

La stessa ignoranza che si ravvisa nel “bassoventrismo” grillino, un movimento dalle idee confuse, che mira ancora una volta a raccogliere voti grazie ad una dialettica populistica, la stessa dialettica che ci ha funestato negli ultimi vent’anni, per non parlare di ben altri ventenni.

Aspettando il Centro, “eterna promessa” dai tempi della scomparsa della DC, una politica italiana ancora “immatura”, ancora intossicata dalle scorie berlusconiane (di cui grillo è sicuramente la maggiore), ci presenta un quadro chiaro, almeno da una certa prospettiva. C’è un solo grande partito degno di questo nome oggi in Italia, l’unico che, nonostante scandali, qualunquismi e imprecazioni, resiste. Resiste nelle sue strutture, resiste nel suo popolo, resiste nelle sue diversità. Anzi, è forse meglio dire: esiste.

Questo è il Partito Democratico.

Anche SEL, purtroppo, dimostra ancora una volta di essere leader-dipendente. Il risultato di Vendola, addirittura al di sotto delle aspettative, dimostra come il partito in sé non abbia più di tanto attrattiva, visto che non si intravedono seconde file dopo il líder máximo pugliese.

E’ proprio questa, invece, la forza del PD. Il messaggio innovatore, sfrontato, irriverente di Matteo Renzi, al di là di sollevare una (giusta) questione generazionale, che piaccia o no, fa intravedere una verità più grande.

La continuità. Non necessariamente di idee, ma di leader.

Il PD, accusato di immobilismo, di essere in mano ad un manipolo vegliardi, ha prodotto invece il golden boy della politica italiana.

Come un vivaio di una moderna squadra di calcio, il talento di turno è stato prodotto in casa. Che poi l’allenatore lo osteggi, preferendogli (per ora) giocatori più navigati, è, paradossalmente, quasi irrilevante.

Che Renzi vinca o no le primarie, il suo turno arriverà. E’ una questione puramente biologica.

Oggi il sindaco di Firenze ha 37 anni. Nel 2018 ne avrà 42. Scommetto che, anche per l’epoca, sarà forse il candidato premier più giovane dell’intero mondo occidentale.

Starà al partito, e probabilmente a chi lo guiderà alle politiche del 2013, ossia Bersani, sfruttare con intelligenza questa enorme risorsa che ci si è ritrovati fra le mani. Dico ritrovati perché il PD (parlo per esperienza personale) è stato spesso incapace di coltivare adeguatamente il suo settore giovanile.

Se tutto andrà per il verso giusto, e se la sinistra metterà da parte (finalmente) il suo terribile istinto all’autolesionismo, il futuro appare (quasi) roseo, legge elettorale permettendo.

Forse, per la prima volta nella storia della sinistra italiana, si può già tracciare un’ipotetica “linea di successione”.

Chiudo infine con un invito, a chiunque mi legga e che sia di destra.

Il futuro della destra italiana passa per una ed una sola via: sbarazzarsi di Berlusconi.

L’ha capito Alfano, l’ha capito Galan, lo capisce a giorni alterni Maroni, e sopratutto l’hanno capito gli ex-AN,  fra cui Giorgia Meloni, ex ministro alla Gioventù, che con grande spirito propositivo nel pomeriggio di domenica si è recata in una storica sezione del PD nel cuore di Roma, per osservare come si svolgono le primarie di un partito vero. Un’immagine che ha fatto, e spero farà, bene alla politica italiana.

Lei, come spero tanti altri, è sicuramente stanca di un partito finto, di cartapesta, una moderna caserma dove tutti si mettono sull’attenti quando parla il Padre Padrone.

E’ ora di finirla. Siate veramente liberali come dite di essere, e ribellatevi.

Primarie subito anche a destra.

Per un’Italia migliore.

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2 risposte a La linea di successione

  1. Angolo ha detto:

    Grande Robè,

    sono parole di chi vive il partito dall’interno e lo segue con passione. Molto bella la frase sul sentimento.

    Concordo pienamente con la tesi generale anche se avrei preferito dei risultati elettorali differenti: purtroppo la società corre molto più velocemente della politica. Soprattutto in Italia

    un abbraccio

    Angolo

  2. Donato ha detto:

    quando e perchè il “centro”dovrebbe esser una promessa?

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