Se nel governo Renzi spariscono l’Europa e il Meridione

Lo scorso venerdì 21 il nuovo governo Renzi ha cominciato il suo cammino. Un cammino che comincia con una rottura, forte, con il governo uscente. Tuttavia, la presentazione della squadra dei ministri lascia molte perplessità, per una serie di tematiche che sembrano avere un peso minore nella futura azione di governo.

La scelta dei nomi segna un accentramento della luce mediatica, e del processo decisionale, in pochi decisivi centri. Renzi punta ad amministrare personalmente la totalità dei passaggi più delicati, con qualche delega a Padoan (Economia), Guidi (Sviluppo Economico) e Poletti (Lavoro). Per quanto concerne gli alleati, è probabile che i ministri NCD rappresenteranno un vero e proprio “governo nel governo”, assumendo un peso specifico notevole, sopratutto se comparati ai molti giovani presenti nel governo. Non una grande idea (ma probabilmente una scelta obbligata) l’aver dato ancor più peso ad un partitino che fino a due mesi fa veniva classificato dallo stesso premier come irrilevante, avendo solo 30 deputati.

Il segnale più preoccupante è l’ambivalenza sulla questione europea, a soli cinque mesi dall’inizio del semestre di Presidenza italiano. Se da un lato i discorsi al Senato e alla Camera per la fiducia sono stati molto incentrati sull’importanza dell’Unione Europea e della dimensione continentale dell’Italia (senza dimenticare l’adesione del PD al PSE), chi un minimo conosce i meccanismi europei, sa che sui tavoli che contano si chiede già di conoscere la posizione italiana su diversi dossier, considerato che il semestre di Presidenza italiano coinciderà con il delicatissimo inizio della programmazione dei Fondi Europei 2014-2020, dove l’Italia dovrà gestire (solo sul suo territorio) più di 32 miliardi di Euro di potenziali investimenti. Gli uffici dei ministeri sono ovviamente impreparati davanti a simili domande, non avendo chiare direttive politiche.

La fine di un governo è sempre un’esperienza traumatica. Si spezzano all’interno degli uffici fragili equilibri, si paralizza l’attività amministrativa, si confondono le idee dei quadri dirigenti, si lasciano pericolosi periodi di “vuoto”, nei quali è facile che qualche funzionario si ritagli margini d’autonomia maggiori rispetto a quelli che normalmente avrebbe, con tutto quel che ne consegue. Ci sarà quindi da riattivare molto velocemente una filiera politico-amministrativa che, sulle questioni europee come su altre, necessita di indirizzi precisi, e che stava solo ora cominciando a beneficiare di una relativa tranquillità a livello decisionale. Un processo di riattivazione che però vedrà il venir meno di alcuni ministeri cardine per ciò che concerne le questioni europee.

Sparisce il Ministero della Coesione, geniale intuizione del governo Monti, affidato all’epoca a Fabrizio Barca, e retto fino a ieri da Carlo Trigilia – il quale, solo martedì 18, aveva ricevuto a Bruxelles un endorsement pubblico da parte del Commissario UE alla Politica Regionale, Johannes Hahn, che si auspicava la riconferma del ministro uscente. Il Ministero della Coesione è, sulla carta, senza portafoglio. In realtà ha (o meglio, aveva) in mano le “chiavi della cassaforte” europea. Infatti, la sua unica ragion d’essere era l’accentramento e la razionalizzazione dei progetti finanziati con fondi europei. Una funzione cruciale soprattutto per le regioni del Sud Italia, dove in queste ore, non a caso, sta montando la protesta. Sulla stampa nazionale la questione è passata in sordina – il che segna, ancora una volta, il drammatico pressapochismo del giornalismo nazionale.

Desta poi perplessità la scelta per il ministro per gli Affari Regionali, che, probabilmente, assorbirà almeno una parte delle competenze del ministero della Coesione. La personalità scelta è Maria Carmela Lanzetta, civatiana di 58 anni, farmacista della Locride. Di lei si conosce il suo impegno contro le mafie, pagato a caro prezzo con intimidazioni violente. Ma il background del neo-ministro stride con la gestione di dossier delicati, come ad esempio il prossimo PON (Programma Operativo Nazionale) che destinerà il 5% dei fondi FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) per il settennato 2014-2020 alle maggiori città italiane (più di un miliardo di euro). Un programma che sarebbe stato in capo al Ministero della Coesione (maggiori informazioni sul PON Città cliccando QUI).

Se l’accelerata tecnica delle ultime tre righe vi ha confuso, sappiate che l’obiettivo era proprio questo. A dimostrazione che i numerosi dossier che girano attorno all’Europa sono estremamente complessi. Una complessità che richiede anni di esperienza nel campo, come quella di Enzo Moavero Milanesi, per due legislature al Ministero per gli Affari Europei, anch’esso soppresso.

Si penserà: la mancanza di tali organi di coordinamento con l’Europa (Ministero per la Coesione e Ministero per gli Affari Europei) sarà compensato da un nome d’altissimo profilo per il Ministero degli Esteri. Tuttavia, alla Farnesina è andata in scena un altro copione, con la sostituzione di una personalità come la Bonino. Della quale, tutto si può dire tranne che non avesse un’esperienza e un pedigree internazionale come pochi in Italia. Eredita un ministero complesso, gravato dalla difficilissima questione dei marò, la sconosciuta ai più Federica Mogherini, ex responsabile dei rapporti internazionali dei DS, poi del PD. Fra le sue esperienze internazionali, segnala il Corriere della Sera, c’è un Erasmus. Un particolare del quale, siamo sicuri, anche la Merkel, Hollande o Putin rimarranno colpiti.

Chi mastica un po’ d’Europa, e ne conosce i complessi meccanismi burocratici, sa quanto sia importante una pubblica amministrazione efficiente. Non proprio uno dei punti di forza dell’Italia, e contro la quale tante volte le istituzioni europee si sono, loro e nostro malgrado, scontrate. Dello snellimento e razionalizzazione della burocrazia italiana (una sfida da far tremare i polsi) si dovrà occupare la giovanissima Marianna Madia, 33 anni, ex responsabile PD per il lavoro. La necesità di una pubblica amministrazione più snella è considerata dallo stesso premier come “la madre di tutte le battaglie”. Una battaglia che comincia in salita per la giovane Ministra. Infatti, la sua nomina ha sucitato molte polemiche, in quanto è da più parti indicata come una raccomandata con poca esperienza.

Nel pressapochismo della stampa italiana, da nessuna parte è emerso che il maggior ministero di spesa italiano, e quindi quello attraverso il quale transitano la maggior parte dei fondi europei, è il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), rimasto saldamente nelle mani di NCD, nella persona di Maurizio Lupi. Si sperava che un ministero enorme, complessissimo, e che gestisce miliardi di euro, vedesse al suo interno almeno un contro-bilanciamento politico nella permanenza di Vincenzo de Luca come Viceministro, che sarebbe stato anche uno dei pochi uomini del Sud presenti del governo. I fatti delle ultime ore hanno indicato un destino diverso per il MIT, dove però sarà presente l’unico campano di tutta la compagine governativa: il beneventano Umberto Del Basso De Caro (PD).

Il Meridione, quasi del tutto assente nel nuovo governo renziano, è un altro, doloroso capitolo. Alle regioni del Sud Italia sono destinati più del 68% dei prossimi fondi europei, per un totale di circa 22 miliardi. I risultati dei fondi spesi attraverso le passate programmazioni sono tristemente sotto gli occhi di tutti, salvo qualche felice (e rara) eccezione come la Linea 1 della metropolitana di Napoli. Nel complesso, il quadro è talmente drammatico da aver spinto il governatore Caldoro, a poche ore dalla presentazione della lista dei ministri, ad auspicarsi che le competenze del Ministero della Coesione non vengano disperse, e che si crei un dipartimento ad hoc per gestire la complessa partita dei fondi europei. Partita che lo stesso Caldoro sta giocando in solitudine a Bruxelles, e sulla quale, si intuisce, vorrebbe trovare una solida sponda a Roma, dove si auspicava sorprendentemente che il suo acerrimo rivale, Vincenzo de Luca, restasse al suo posto di viceministro, pur di avere un campano al governo – poco importa di quale schieramento fosse. Le recenti nomine di viceministri e sottosegretari hanno chiarito come nel rinnovamento renziano esca sconfitta l’intera classe dirigente di centro-sinistra del Meridione, come giustamente ha notato Maddalena Tulanti sulle pagine del Corriere.

Per concludere, Renzi ha puntato tutto su se stesso. Con ministri così politicamente deboli, dovrà prendere da solo tutte le decisioni delicate. Un concetto che, del resto, egli stesso ha chiaramente espresso. Ma il Presidente del Consiglio non dovrà prendere solo decisioni politicamente delicate. Dovrà prendere anche decisioni europeisticamente complesse. Il che è tutta un’altra cosa. E queste decisioni il più delle volte toccheranno direttamente il Meridione. Solo dalla bontà di queste scelte si capirà se ha fatto il passo più lungo della gamba, circondandosi di giovani inesperti, o se avrà davvero vinto la sfida del rinnovamento biologico della politica italiana, creando così una nuova classe dirigente, che sia europeisticamente preparata e che abbia la sensibilità e le competenze necessarie per affrontare i problemi enormi del Sud. Due temi sui quali è davvero cruciale “cambiare verso”.

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3 risposte a Se nel governo Renzi spariscono l’Europa e il Meridione

  1. Nicola ha detto:

    Rob, come sempre incalzante.
    Hai ragionissima sulla questione NCD, tanto che il Governo, per gli affari nazionali, sembrerebbe davvero un Letta-bis….senza Letta. Tuttavia, finalmente, la stampa nazionale inizia a dire quella verità mal celata al min. infrastrutture, ovvero: deve essere CL a guidare l’Expo. Forse, Renzi con più onestà poteva ammetterlo.
    Difesa: Roberta Pinotti è tanto brutta quanto profonda conoscitrice della politica industriale correlata alla Difesa. Se si pensa ancora che il Ministero della Difesa faccia solo missioni all’estero si è lontani dal conoscere quel comparto.
    La Madia: tra un mese partorisce, forse era meglio metterci una signora ministro con ragionevoli possibilità di lavorare.
    Boschi: dobbiamo bastonarla solo perché carina? Dai, Rob, prima falla iniziare poi valuti.
    La sindaco-coraggio: un pò di effetti slogan lasciali, su!
    Giustizia: meglio Orlando, con Vietti si è rischiato il peggio…..
    Federica Mogherini: a me è parso che l’azione politica di Emma Bonino si sia risolta in una totale assenza di politica. L’unica missione coerente con la politica radicale è stata accogliere la Croazia nell’Ue a giugno, poi il nulla. E per nulla intendo piegarsi a qualsivoglia considerazione politica verso il mondo. Sul Libano in fiamme nulla, nessuna presa di posizione contro il discotecaro-guerrafondaio Lieberman., Di Emma Bonino rimarrà, come in ogni sua occasione foto, il fatto che era più bassa di 40 cm di John Kerry e quindi un colpo d’occhio non indifferente. Mi sembra che con lei Min degli Esteri il processo federalista si sia inceppato alla grande. Manco un’intervista sui grandi problemi politici dell’Europa. Per cui: la Mogherini, a me perfetta sconosciuta, mi sta proprio bene. e’ giovane, sa che l’Unione Europea è complessa, sa che ci sono negoziati noiosissimi da cui spesso si aprtorisce un topolino. Ha tenuto ir apporti internazionali dei DS proprio come il Vice Minsitro Pistelli per la Margherita; se lui sarà confermato vedo una sorta di continuità e vicinanza politica positiva. facciamo i “clintonaini” e fidiamoci del “try and mistake”.
    Anche la Francia di Sarkozy non aveva un Ministero per gli Affari Europei, ma soltanto un SS agli Esteri con suddetta delega!
    La ministri Guido: oggetto di attacchi da parte di Fassina, è già il mio idolo. Sai che ti dico: l’ho vista al giuramento. Mi è sembrato l’emblema di quella Emilia Romagna fattiva, che produce con umanità e operativa. Poi c’è l’immagine, proviene dalle zone che furono colpite dal terremoto e provano a risollevarsi senza chiedere soldi, ma solo sgravi come non pagare IMU e bollette elettriche. W chi fa, W chi non si rassegna.

    Vedi Bob, i modi con i quali nasce il Governo Renzi sono da sciacallo, ma sono curioso di vederlo all’opera. Forse con la nomina dei posti di sottogoverno, dove aumenteranno i compromessi, saremo critici verso il nuovo che non c’è e il nuovismo che avanza.
    Abbraccione

    • Roberto Calise ha detto:

      Caro Nicola,
      sono curioso quanto te di vedere il governo Renzi all’opera, sul quale non esprimo un giudizio nel suo complesso.
      Il post era infatti specificatamente dedicato alle nostre azioni nei confronti dell’Europa, a cinque mesi dal semestre di Presidenza e nell’anno del lancio della Politica di Coesione 2014-2020. Non a caso non ho volutamente fatto una panoramica sull’intera composizione del governo, in quanto non era funzionale al mio ragionamento, che si è concentrato solo sui settori immediatamente toccati dalla voce “Europa” (Esteri-Coesione-Affari Europei-Burocrazia-Infrastrutture & Trasporti-Affari Regionali).
      A mio avviso, si arriva a questi importanti appuntamenti con le armi spuntate.
      E temo non basterà avere un premier che si considera tuttofare, perché i dossier europei sono estremamente complessi e delicati. Non si può capire tutto di ogni argomento: è megalomania/presunzione credere di esserne in grado. Per questo esistono le squadre, i ministri, per questo ci si circonda di gente che si considera competente, possibilmente non scelte in 10 minuti. E i componenti della squadra devono essere in grado di capire appieno quanto passa sotto le loro teste, in quelle giungle chiamate ministeri. Devono essere conoscitori delle complesse macchine amministrative e avere allo stesso tempo una visione ampia, programmatoria, politica nel senso più pieno. Temo che non saranno in grado di farlo. Il che significa che la politica lascerà ancora più spazio alla burocrazia, che tutela solo sé stessa (lasciatelo dire da uno che dentro ad un ministero ci vive).
      Spero di sbagliarmi, ma, da europeista convinto quale sei, sono sicuro non ti sfuggirà il rischio di magari aver fatto bene “i compiti a casa”, ma di arrivare poi in aula e vedere, come già succede, che gli ex ultimi della classe ti hanno scippato il posto.

      • Nicola ha detto:

        Bob, infatti, ti ho aggiunto la ministro della Difesa che fa il paio con le tue osservazioni.
        Penso che l’immagine sia, ancora una volta, la volontà di dimostrare che la politica è viva e vuole dirigere.
        Capisco la tua osservazione “se arriva un ministro incapace, la burocrazia comanda”, ma aspettiamo di vedere.
        Magari l’oscurissimo Trigila, con un bagno di umiltà, accetterà di fare il Capo di Gabinetto 😀
        Non sono così esageratamente critico e tantomeno ritengo che dei ministri che mai sono entrati nei loro Dicasteri siano un rischio: se la volontà che arriva da Ministri e da Palazzo Chigi ci si deve adeguare.

        infine ribadisco, Moavero M. è stato un ottimo ministro animato dal funzionalismo monnettiano, vediamo se arriva un SS o se la Minsitro Mogherini è più attivamente delorsiana (passami questi neologismi, che ben rendono sul carattere dell’ex ministro Moavero)

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