Presentandomi

Sono nato a Napoli. Mio padre chirurgo, mia madre professoressa di liceo. Due dipendenti pubblici, fieri di esserlo, incapaci di inseguire il profitto fine a se stesso.

Dirò un’ovvietà, ma il luogo in cui si nasce è terribilmente importante nella tua formazione. Ma non è sufficiente. Una grande città ha prospettive differenti, quartieri che spesso sono molto diversi tra loro. La mia concezione di Napoli, città dai mille contrasti per eccellenza, è fortemente influenzata dall’essere nato e cresciuto in un quartiere bene, il Vomero, lontano da zone che spesso, tristemente, vengono citate nei telegiornali. L’essere nato in un “piccolo villaggio”, in cima ad una verde collina dominata dall’antico Castel Sant’Elmo, l’essere cresciuto in una città nella città, sono stati spesso gli elementi che mi hanno fatto vedere il bello di questa martoriata metropoli.

Scuole tutte rigorosamente pubbliche. Materne, elementari, medie, liceo. E’ un segno dei tempi che, nel giro di pochi anni, sia la mia materna che la mia elementare siano state chiuse. Scuole pubbliche eccellenti, con un personale molto preparato, caratterizzate da un ambiente accogliente. Competenze e strutture sparite così, d’un colpo. Al loro posto, ora, immobili privati di lusso… Alle elementari una maestra mi insegna il Padre Nostro, l’Ave Maria, ed un’altra “Bella Ciao” e “Fischia il vento”. Solo un folle potrebbe negare l’anima bicolore del nostro Paese…

Gli anni della formazione primaria e secondaria sono anni bellissimi. Circondato dall’affetto di una famiglia stabile, io, figlio unico, frequento tanti miei coetanei. Per me la scuola è una festa, un fondamentale momento d’aggregazione, orchestrato da professori, il più delle volte, competenti ed appassionati. Probabilmente il canto del cigno di una classe di docenti che ha unito veramente, con la cultura, l’Italia post-guerra. Fondamentali le professoresse di Lettere, durante tutti e tre i cicli scolastici.

Ma gli anni di vera formazione sono quelli del liceo. Liceo ginnasio statale “Jacopo Sannazaro”. 1.200 alunni. Un piccolo comune italiano, come ve ne sono tanti. Anni animati dalle passioni tipiche dell’età: le ragazze, lo sport, l’amicizia vera e profonda… e sopratutto la politica. Verso il I liceo comincio a far parte del Collettivo Studentesco. Sono anni, politicamente parlando, terribili. Il mio liceo si apre nel 2001 con il tragico 11 settembre, preceduto poco prima dalla macelleria messicana del G8 di Genova. Tutto il mio liceo sarà segnato dal II governo Berlusconi, che, con la riforma Moratti ed i vari tagli operati fin d’allora dalla “finanza creativa” del ministro Tremonti, infliggerà seri colpi alla tenuta della scuola pubblica. Sono anni ovviamente segnati da manifestazioni, volantinaggi fuori scuola, assemblee, a volte infuocate, ma spesso desolatamente vuote. Fare politica “impegnata” in un liceo di un quartiere di media borghesia a vocazione commerciale non è facile. Nonostante ciò, vengo candidato come Rappresentante della Consulta Provinciale degli Studenti di Napoli nel 2004. Eletto, vi ritornerò anche l’anno seguente. Lo stesso 2005 mi vedrà candidato ed eletto con il maggior numero di voti di lista come Rappresentante d’Istituto. Il mediare fra le varie anime della scuola (alunni, rappresentanti di classe, gli altri tre rappresentanti d’istituto, il corpo docenti ed il preside) è per me un’esperienza estremamente formativa, indimenticabile.

La politica, come già detto, negli anni del liceo si manifesta come prepotente passione. Logico darle un seguito anche in ambiti più “larghi”: nel 2005, insieme ad un gruppo di amici, che rimarrà lo stesso per anni e lo è tutt’ora, partecipo attivamente alla campagna elettorale regionale per la rielezione del governatore uscente Antonio Bassolino. Nel 2006, invece, la sfida è di livello nazionale: c’è da portare avanti la grande utopia dell’Unione di Prodi. Due battaglie vinte, anche se mestamente poi conclusesi.

Il 2006 è un anno fondamentale, di svolta: è l’anno della maturità. Come dimenticare il desiderio di far per primo gli orali in modo tale da poter seguire tranquillamente la lunga cavalcata azzurra verso Berlino… Per fortuna, sarò accontentato. Gli azzurri vincono il Mondiale, il centro-sinistra governa, cosa c’è da chiedere di più?

Dopo pochi mesi, mi risponderò: un’università che funziona. Decido infatti di iscrivermi a Relazioni Internazionali & Diplomatiche presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Sono molto motivato, materie come Scienza Politica, Sociologia, Diritto Costituzionale e Internazionale, Scienza delle Finanze, mi appassionano. Ma tutto il bello è purtroppo sopraffatto, oscurato, insultato dalle deficenze amministrative e logistiche. Classi pollaio, ambienti sporchi, programmi confusionari, testi introvabili. Il tutto nel centro storico di Napoli, bello quanto caotico, ricco di storia quanto di un’umanità emarginata. E’ uno shock notevole: passare dai corridoi liceali d’epoca fascista tirati a lucido in un quartiere bomboniera, al cuore pulsante di una città così profondamente mediterranea da ricordare, in certe sue parti, i suk marocchini. Però il bagaglio di conoscenze si espande incredibilmente. Entrare a contatto con ragazzi di tutta la Campania e del Meridione, o fosse solo provenienti da altre zone di Napoli, amplia i miei orizzonti mentali nel giro di pochissimo.

Orizzonti mentali ampliati anche da un’altra mia grande passione, il judo. Per più di dieci anni ho praticato questo sport, arrivando al grado di cintura nera I dan. Uno sport povero, lontano dai gusti degli italiani calcio-centrici, fatto di gente umile. Sotto la guida saggia e gentile del Maestro Antonio Iorio, cresce nella palestra dei Salesiani al Vomero un gruppo di ragazzi uniti da un’amicizia vera, un’amicizia che tutt’ora mi lega a molte, fondamentali, persone. E’ questa un’esperienza non solo sportiva, ma sociologica: girando palestre e palazzetti, apprendo come uno sport può rappresentare in quartieri di frontiera spesso l’unica valida alternativa per fuggire da un futuro criminale.

La voglia di fuggire per un po’ dalla realtà napoletana, anche se per ben altri motivi, mi porta a Parigi per un anno, da settembre 2008 a luglio 2009, nell’ambito del progetto Erasmus. Ho la possibilità di studiare all’Institut d’études politiques de Paris, noto anche come Sciences Po, una grande école di prestigio, a numero chiuso, dove viene formata la classe dirigente pubblica francese. Molti Presidenti d’Oltralpe si sono formati qui: uno su tutti, Chirac. Anche questa è un’esperienza cardine: il vedere come uno stato forma la sua classe dirigente, come replica se stesso per puntare all’efficienza del sistema, è in contrasto stridente con la palude italiana dove spesso non sono i più meritevoli ad andare avanti.

Tornato a Napoli, mi laureo nel dicembre 2010 con una tesi sul rapporto fra know-how e politica. Ossia, come i tecnici aiutano, consigliano la sfera politica nel riformare interi capitoli dell’apparato statale. Una tesi maturata durante la mia esperienza all’estero, ma con un occhio anche a Stati Uniti e Gran Bretagna.

L’esperienza in Francia non è importante solo per la stesura della tesi. L’aver visto un’altra prospettiva di gestione dello stato mi spinge a cercare un polo d’eccellenza italiano dove portare avanti la mia formazione. La scelta cade sulla migliore (secondo classifiche  CENSIS) facoltà di Scienze Politiche in Italia, presso la LUISS di Roma, dove mi iscrivo alla specialistica in International Relations, completamente in lingua inglese.

Questa la mia vita fin qui. Dopo, si vedrà.

Nel mezzo, le tante passioni: la musica che mi ha cresciuto ogni singolo giorno della mia vita, la lettura, i viaggi in giro per il mondo, la passione per l’architettura ed il mondo dei trasporti, le tante infatuazioni ed i pochi amori, gli amici, il Napoli, la cucina, l’arte (amo andare per mostre), le campagne elettorali del 2005, 2006, 2008, 2010 & le più recenti amministrative.

Anche se di carattere mite, riservato (del resto, sono Pesci!), mi reputo una persona equilibrata, a volte cinica, a volte illusa. Mi appassiono raramente. Ma se lo faccio, mi dedico anima e corpo a quanto decido di perseguire. In quel caso, sono una macchina, monotematico.

Ma sopratutto mi appassiona l’Italia, e la mia bellissima città, Napoli.

Pur riconoscendo la grandezza dell’idea europea, non posso fare a meno d’essere patriottico, nel senso buono del termine. E per questo, non perdo mai il mio senso critico, non spengo mai il cervello. Del resto, ogni critica, se costruttiva, non è altro che un atto d’amore tradito. Sperando che un giorno questo sia pienamente corrisposto.

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